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COSV aderisce alla Carta Accountability di LINK2007

Rigore e trasparenza nella gestione delle risorse e nell’esposizione dei risultati ottenuti dai progetti di cooperazione allo sviluppo: è quanto le ONG aderenti a Link 2007 – Cooperazione in Rete, hanno assunto come elementi fondanti la loro identità, la loro cultura e la loro visione strategica. Questo percorso verso una piena accountability è stato intrapreso da alcuni anni per rendere le proprie attività e le proprie strutture conformi agli standard internazionali, alle istanze delle società civili in Europa e nel Sud del mondo, ai criteri richiesti dai principali donatori. Dopo un ultimo convegno a Roma, nel giugno scorso, per riflettere insieme ai referenti delle istituzioni politiche e del mondo della comunicazione sulle migliori modalità per far sì che quest’impegno si traduca in comportamenti e pratiche documentabili e confrontabili, il Consiglio di Presidenza dello scorso 14 ottobre a Milano ha unanimemente adottato un documento che impegna tutte le Ong di Link 2007 ad adeguarsi ai principi, valori e impegni di accountability ivi espressi. Tra i principi generali, il documento afferma che l’accountability va intesa come un percorso da realizzare quotidianamente e non come un certificato di qualità da acquisire  una tantum; che le ONG di Link2007 assumono il D. Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle societa’ e delle associazioni e del D. Lgs. 81/2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono così adottati criteri e modelli di tipo organizzativo, giuridico e amministrativo con sistemi di controllo e di verifica sia interni che esterni, di valutazione dell’efficacia e dell’impatto degli interventi, di pubblicizzazione dei risultati conseguiti e di informazione sulle attività, sui bilanci e sui dati finanziari. Tutto ciò appare quanto mai centrale in una fase come l’attuale, nella quale le ONG sono impegnate a far sì  che la cooperazione internazionale sia posta al centro dell’agenda politica italiana e internazionale. Si tratta di impegni che le ONG di Link2007 assumono innanzitutto verso sé stesse e i propri operatori e operatrici e nei confronti dei donatori, delle istituzioni, dell’opinione pubblica, dei governi e dei partner nei paesi in cui operano. Carta Accountability LINK2007

Music Bridges: la magia della musica tradizionale

Il Singaot Musik Kamp è un campo residenziale di due settimane per lo sviluppo professionale di giovani musicisti di talento provenienti da tutto il Pacifico e dal mondo, che si terrà nei prossimi giorni presso il villaggio Exil in Espiritu Santo e si concluderà nei villaggi di Mele e Pango a Port Vila.

Vanuatu ospiterà oltre 60 musicisti provenienti da paesi come il Mozambico e La Reunion (Africa), Nuova Caledonia, Isole Salomon, Fiji, Papua occidentale, Papua Nuova Guinea, Tonga, Samoa e Australia. Ci saranno musicisti di talento come Airileke, Impossible Odds, Blue King Brown, Simangavole, Music Crossroads Mozambico, Kaumaakonga e Rize of the Morning Stars, e sarà sicuramente una festa incredibile per occhi e orecchie!

Inoltre più di 20 musicisti locali sono stati selezionati per prendere parte al campo e rappresentare la diversità e la remota bellezza della musica tradizionale di Vanuatu.

I musicisti saranno coinvolti in laboratori di gruppo per collaborare nella creazione di musica, e si esibiranno nel Lukaotem Gud Santo Festival (11-12 Ottobre, Unity Park, Luganville) e Fest’Napuan Music Festival (16-20 ottobre, Saralana, Port Vila).

Federica Besana, responsabile del la comunicazione del COSV, partner con Further Arts e Music Crossroads Mozambique del progetto Music Bridges dà il benvenuto a “tutti coloro che arriveranno per questi festival musicali gratuiti per scoprire il potere e la magia di questa variegata orchestra di musicisti tradizionali.”

Una parata musicale attraverserà le strade di Port Vila sabato 19 ottobre ed infine il progetto Music Bridges presenterà i workshop “Music Industry Development” che si svolgeranno in tre giorni dal 21 al 23 di ottobre presso Nakamal del Capo a Port Vila.

Invitiamo tutti a visitare e a iscriversi al nostro sito: www.musicbridgesconnect.org,  una piattaforma per i musicisti per stare in contatto, scambiare idee e promuovere la propria musica e attività.

Singaot Musik Kamp (SMK) è parte dell’azione “Music Bridges” finanziata dal programma dell’Unione Europea Africa Caribbean Pacific (ACP-EU) Cultures.

ALTRI PARTNERS:

SOMAS – Associação Moçambicana de Autores – Lettera27

SPONSORS E SOSTENITORI:
Air Vanuatu , Creative Commons , Fiji Performer Rights Association, Canal Studio Asosiesen, Vanuatu Kaljoral Senta, Kundu Media, Sustainable Dreaming , The Planet Spins, Wantok Musik Foundation , Southern Cross University, Nomads Palace, Mon Exil & Fanafo Villages, Mele Village Community, Pango Village

Dalla Siria storie di quotidiana nonviolenza

Sono siriana, ma non ho vissuto in Siria durante la rivoluzione. La rivoluzione l’ho vissuta da fuori, in Europa. La rivoluzione è sempre stata uno dei miei sogni, dall’estero scrivo cosa è accaduto e cosa sta accadendo ora.

Ora mi trovo con degli attivisti siriani, provenienti da ogni città della Siria nella città turca di Gaziantep, ‘Aintab in arabo, per secoli amministrata da Aleppo. Sembra una città che vuole tornare alla sua storia. Proprio lì, vicino alla cittadella, che assomiglia tanto la cittadella di Aleppo, ci siamo incontrati.

Sapevo che sarei stata molto contenta ed emozionata di incontrarli, ma sono molto di più. Li osservo, pensando a questi tre duri anni, nostalgia e dolore mi riempiano il cuore. Sono giovani, raccontano di guerra, di sangue, di famigliari morti, ma poi scherzano e ridono tra loro. Tutto può essere schiacciato sotto la violenza e finire, ma non la speranza.

Yaser è di Darayya (una città alle porte di Damasco), per me Darayya prima della rivoluzione era una cittadina conservatrice, non sapevo che l’uva buona che si mangia in Siria proviene dalla sua terra. Yaser dice: “dopo tanti massacri da parte del regime a Darayya, siamo riusciti a scappare a Jaramana (un quartiere di Damasco), però io ho continuato ad aiutare la gente assediata lì. Mi protegge un prete cristiano a Jaramana. Quando i servizi di sicurezza mi hanno fermato perchè sono di Darayya e portavo aiuti, il prete è venuto per dire loro che io lavoro per la sua organizzazione per distribuire aiuti ai sfollati”.
“Mai ho pensato”, aggiunge Yaser, “che i cristiani potessero essere così vicini a noi (musulmani) in questo modo. A Darayya prima della rivoluzione, per noi era difficile accettare la presenza di ragazze poco osservanti secondo il nostro punto di vista. Ma ora, non solo io, ma anche i giovani di Darayya, sappiamo che la religione non è un comportamento esteriore. Per la prima volta vedo giovani ragazzi di questa comunità conservatrice, che vogliono sposarsi con ragazze che lo sono di meno”.

Zen el Din è della regione di Idlib, nota per essere controllata da bande islamiche estremiste. Zen dice: “Ci siamo liberati dal regime nella zona di Jabal az Zawieh, non abbiamo una forte presenza di bande estremiste o legate al Qa’ida. Vediamo i cassoni di bombe che scendono dagli aerei. No, non scappiamo, dove possiamo scappare?”. “Vogliamo creare un centro culturale. È vero, tutti parlano dell’importanza e della necessità di portare aiuti di cibo e medicine, però l’aspetto culturale è molto importante. A noi piace anche la vita e ci piace divertirci. Il centro culturale sarà fatto per tutti i cittadini dei villaggi dello Jabal az Zawieh, e per i giovani che hanno studiato nelle scuole e all’università ma che ora non possono andarci, per loro faremo una libreria. Per le famiglie che forse non sanno leggere…, per loro ci sarà il teatro e il cinema”. Ingenuamente ho commentato: “Che bello! Ma allora sta crescendo il ruolo della società civile nella vostra zona”. Mi ha risposto: “non so cosa sia la società civile, so che noi siamo sempre stati ignorati da parte del regime, e ora vogliamo fare quello che sempre abbiamo volute fare”.

Nadin, è una ragazza scappata in Turchia perché documentava le violazioni, ed era perseguitata dal regime. Dice solo: “mi manca la mia università, dicevano sempre che ero la migliore nella facoltà d’ingegneria, da un anno non ci vado”.

Khayyam è di Aleppo, lavora a una campagna fatta da giovani e nata come reazione ai numerosi errori da parte delle bande estremiste, che vogliono imporre la loro ideologia con la forza. Khayyam era sceso a manifestare in modo pacifico contro il regime dal primo giorno. Dice Khayyam: “Il regime ha soppresso le manifestazione più belle, ci hanno bombardato quando non avevamo nulla in mano. Sono stato costretto a entrare nell’Esercito Libero perché ho perso dei familiari. Ma ho guardato quanta violenza c’è, non sopportavo le armi, l’uccisione e la vendetta, anche se le capivo. Ho lasciato le armi, le armi portano solo violenza. Ho deciso di lavorare con la società civile non violenta, ho deciso di ribellarmi contro tutti quelli che non vogliano la Siria libera e democratica, ma in modo non violento”.

Khayyam parlava e io ascoltavo. Un nodo alla gola mi soffocava. Guardavo i suoi pochi anni, quanto ha sofferto e come la sua esperienza lo ha fatto crescere. Guardavo questi giovani attorno a me, con i loro accenti di tutta la Siria. Sento quanto sono orgogliosa, io sono siriana, questi ragazzi sono quelli che mi rappresentano, nè Asad nè i jihadisti, anche se occupano quasi tutti gli spazi dei telegiornali occidentali. Vi prego guardateli, ascoltate bene, loro ci sono. Se abbassate un poco la vostra voce riuscite a sentirli.

Eva Ziedan (Ph.D. 2013) è un’archeologa siriana formatasi alle università di Damasco e Udine. Qui da anni lavora come mediatrice linguistico-culturale per le Acli. Dall’inizio della rivoluzione siriana nel 2011 è impegnata a fianco della società civile del suo Paese e, tramite il portale SiriaLibano.com, nella sensibilizzazione della causa siriana presso l’opinione pubblica italiana. Dall’estate 2013 lavora a un progetto in sostegno dell’attivismo siriano non violento.