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Think Tanks and Civil Societies program – Final Release 1.24.13

The 2012 Global Go To Think Tank Rankings marks the sixth edition of the annual report. As in previous years, the Think Tanks and Civil Societies Program (TTCSP) at the University of Pennsylvania’s International Relations Program has relied on the indexing criteria and process developed by James G. McGann for ranking think tanks around the world. The Program’s Rankings remain the first and most comprehensive ranking of the world’s top think tanks, and are based on an annual global peer and expert survey of over 1950 scholars, policymakers, journalists, and regional
and subject area experts. Given the rigor and scope of the process, the Rankings produced have been described as the insider’s guide to the global marketplace of ideas. As part of the process, all 6,603 think tanks in the world were contacted and encouraged to participate in the nominations process as well as a group of over 9,000 journalists, policymakers, public and private donors, think tanks, and regional and subject area specialists. This group of peers and experts were surveyed to nominate and then rank public policy research centers of excellence for 2012. Additionally, the Program has assembled a set of Expert Panels, comprising over 750 expert members from around the world, spanning the political spectrum and drawing from a wide variety of disciplines and sectors, to help in the refining and validation of the lists generated. These experts were consulted at every stage in the process. The nominations and rankings were based on the detailed set of criteria that included the think tanks’ production of rigorous and relevant research, publications, and programs in one or more substantive areas of research (see “Methodology and Timeline” for the complete set of nomination and ranking criteria, and “Appendices” for a detailed explication of the rankings process).

The Nairobi Declaration for Development Effectiveness

“We, fifty civil society leaders and representatives of all the different regions of the world – Africa, Asia-Pacific,
Europe, Latin America and the Caribbean, North America, and the Middle East and North Africa, and their subregions
– from the faith-based, feminist, labour, rural sectors, and international civil society organizations, meeting
in Nairobi, Kenya, from December 8-9, 2012, have launched the CSO Platform for Development Effectiveness.
The following represents our shared vision, mission, principles and goals going forward, as well as the key decisions
we reached here. This document will guide our work and represents the foundations of the new CSO Partnership for
Development Effectiveness (CPDE) that is being launched today, December 9, 2012 in Nairobi Kenya”

Beirut Comics Festival | Intervista a Zograf

Cosa ne pensi dell’ambiente fumettistico libanese?

Sfortunatamente in questa occasione non ho incontrato nessun professionista libanese. Posso dire qualcosa dalla mia visita precedente, e anche perché ho curato l’edizione di un booklet sui nuovi fumetti libanesi, poi pubblicato come inserto gratuito all’interno del settimanale serbo Vreme. In Libano c’è un bel movimento in continua crescita sui fumetti, l’ho capito anche quando ho visto all’aeroporto di Beirut alcune edizioni di comics, tra cui l’edizione di Samandal. Non è cosi facile trovare delle produzioni di fumetti alternative e graphic novel in un aeroporto, in qualsiasi parte del mondo!! Io credo che sia proprio un buon segno.

Per te non è stata la prima visita in Libano, quali sono le differenze che hai notato – considerando anche che sei arrivato nei giorni dell’esplosione di Sassine Square?

In generale ho avuto la percezione che il Paese sia diventato più occidentale. In qualche modo, la crisi connessa all’esplosione dell’autobomba mi ha spinto a cercare di capire più a fondo la questione della divisione della società libanese, e delle difficoltà nel creare una coalizione politica stabile.. quello che volevo capire è se c’è una forza politica singola che potrebbe essere in grado di unire in qualche modo tutte le varie divisioni. Non è una questione facile da capire, e ad oggi – cosi come in molte altre aree critiche del mondo – sembra evidente che siano gli interessi economici, o vogliamo dire i soldi? – l’unico elemento che determina gli equilibri di potere… ad esempio, è stato interessante sapere che il nuovo film di James Bond è stato in parte filmato a Beirut. Io non sono un grande fan di questo genere di film, ma credo dica molto del processo di occidentalizzazione in corso, e anche del potenziale della città di essere vista come un luogo di moda e tendenze piuttosto che espressione di un paese in crisi.

Essere a Beirut nei giorni dell’esplosione di Sassine Square ti ha mostrato una città diversa da quella che all’esterno è stata vista attraverso le notizie sensazionalistiche dei media. Come hai vissuto questa esperienza?

La prima volta che sono arrivato a Beirut, tre anni fa, mi sono fermato più a lungo e ho partecipato a feste tutti i giorni: ho visto il lato felice e vibrante della città, e l’ho amata molto. Ho trovato il Libano un paese affascinante, e non ho cambiato idea nel momento in cui i toni sono diventati più seri. Perché la vita non è fatta solo di momenti felici. Di fatto credo di aver imparato molto durante i giorni della crisi connessa all’esplosione di Sassine Square.. ne ho parlato con le persone che ho incontrato, ho cercato di capire cosa è effettivamente successo.. mi è sembrato che molti fossero in qualche modo imbarazzati dagli eventi e stanchi di crisi come questa, anche se allo stesso tempo non sono certi di come andrà a finire. E ovviamente molte persone sono preoccupate e confuse. Per molti aspetti mi ricorda la situazione del mio di paese – tra le altre cose penso allo stigma nella stampa occidentale, che in qualche modo è abituata alle notizie drammatiche dal medio oriente o dai balcani..