Prof. Daniela Rugginini
Il motore di ricerca è un archivio creato in modo del tutto automatico e senza alcun intervento umano da agenti software che interrogano la rete indicizzando tutti i documenti che trovano. Viene consultato in base a un modello che prevede l’inserimento di un termine da parte dell’utente. Il motore di ricerca recupera dal suoi data-base tutti i documenti che contengono quello specifico termine. Il numero dei documenti trovati di solito è molto elevato e per restringere la ricerca si inseriscono più termini messi in relazione mediante i cosiddetti operatori booleani AND, OR, NOT.
Quando si chiede a uno studente o una studentessa di fare una ricerca in rete, ma si vuole evitare il sovraccarico informativo (di solito vengono visionate solo le prime due o tre pagine di elenchi di risultati), è necessario che sia messo in grado di individuare in modo preciso i termini relativi all’argomento che sta cercando, sul quale comunque non possiede ancora un lessico adeguato. E a questo proposito risultano utili strategie come le mappe concettuali, che aiutano a costruire quelle strutture cognitive delle quali studenti e studentesse devono impadronirsi.
Per la ricerca mirata è stato utilizzato uno dei motori di ricerca più noti: www.google.it. E’ stato inserito nello spazio apposito la parola chiave, poi si è cliccata la voce “ricerca avanzata” inserita a destra scritta in piccolo e sottolineata. A questo punto si è aperta la schermata che consente di effettuare una selezione: si può indicare se il risultato deve contenere tutta una serie di parole, oppure deve contenere una frase precisa o contenere una qualsiasi di alcune parole o infine non deve contenere alcune parole. Si possono anche selezionare la lingua, il formato dei file, l’aggiornamento delle pagine web. Si può indicare quanti risultati si vogliono oppure la parte della pagina in cui appaiono i termini selezionati (titolo, corpo, indirizzo, collegamenti) e il sito o dominio in cui sono contenuti. Il resto del lavoro viene svolto da Google cliccando “Cerca con Google”. In caso di difficoltà c’è la possibilità di consultare “Suggerimenti per la ricerca”.
Trova risultati che contengono tutte le seguenti parole
che contengono la seguente frase
che contengono una qualunque delle seguenti parole
che non contengono le seguenti parole
Criteri di ricerca avanzati analoghi si trovano anche su Yahoo: anche qui c’è un’ampia schermata che contiene le search tips, i suggerimenti per la ricerca. Per non “perdersi” sul web si deve solo avere un po’ di pazienza, ma soprattutto avere le idee chiare. Tutte queste abilità sarebbero spontanee, quasi implicite, ma il renderle esplicite e il prenderne coscienza costituisce un abito critico non indifferente.
Con l’uso dei motori di ricerca, comunque, l’insegnante può aiutare gli studenti e le studentesse a collegare campi del sapere che non sono strutturati in modo rigido e preformato e a costruire rappresentazioni concettuali alternative. Può così capitare che la rete offra l’opportunità di imbattersi fortuitamente in documenti che non si immaginava esistessero (serendipity), che il navigatore prenda coscienza dell’esistenza di contesti diversi da quelli considerati dominanti, che non consideri più il sapere come una struttura rigida ma come reticolo e che in questo modo mobiliti risorse legate alla creatività e alla flessibilità cognitiva.
Alle inevitabili riserve che possono essere espresse a proposito dell’ingresso
e dell’uso dei new media dentro gli spazi scolastici e alla difesa senza
condizioni a favore della "forma libro", considerato come paradigma
non solo centrale ma esclusivo dell’azione didattica, si vuole rispondere
citando un esperto, il professor Roberto Maragliano (Professore di Tecnologie
dell'istruzione all'Università Roma Tre, responsabile del Laboratorio
di tecnologie audiovisive e direttore del corso di perfezionamento a distanza
in Tecnologie per l'insegnamento) che sostiene: “La proposta che faccio,
sulla falsariga di McLuhan (1), è di considerare la "forma libro"
come "lingua madre" della scuola. Non ci vuole molta fantasia per
affermarlo: fin qui la scuola ha parlato solo (e pensato se stessa solo con)
questa lingua; e ciò le ha consentito di considerare straniero (il
più delle volte addirittura "barbaro") il linguaggio dei
media; tutto poteva andare bene, e di fatto è andato relativamente
bene, fino a quando il linguaggio straniero non ha cominciato ad infiltrarsi
dentro di essa. La filosofia reticolare (quella che riannoda e rinnova in
forme sempre originali i fili del pensiero) non è prerogativa dell’utente
del computer, è un tratto costitutivo della fase di trasformazione
ideologica e culturale che noi tutti stiamo vivendo su innumerevoli fronti;
tutti sì, ma con una differenza da non poco, vale a dire il fatto che
chi intrattiene un rapporto di familiarità con le tecnologie digitali
e telematiche questa filosofia la vive e la respira più direttamente
di chi da questi ambienti tecnologici si sente (o vuole essere) escluso. Ma
ben più forte è il turbamento che esso è destinato a
creare sul terreno culturale, se non altro per queste due semplicissime ragioni:
perché parla e fa parlare una "lingua straniera"; perché
questa lingua straniera è, per non pochi aspetti, la "lingua madre"
della personalità non scolastica degli allievi. Ecco dove sta la turbativa:
non solo nel fatto che quella macchina alimenta il cyberspazio, sfonda i muri
(fisici e metaforici) della scuola, la costringe a (ri)contestualizzarsi;
ma soprattutto nel fatto che essa pone in una condizione inusitata il suo
utente principale, l’allievo-infante, il quale smette di essere "colui
che non parla", "colui che non sa". Se volete, è l’uovo
di Colombo per la scuola: investire sulla lingua madre il plus di consapevolezza
acquisito con la nuova lingua. Il che significa: guardare al sapere testuale
(e alle sue concettualizzazioni, ancora tutte da conquistare) con un’ottica
ipertestuale; sviluppare le prerogative di leggerezza e apertura della multimedialità
anche dentro gli spazi monomediali (quando questi lo consentono); rinforzare
il libro attraverso il computer; solidificare i saperi lavorando sui loro
confini; affiancare al sapere riproduttivo (ripensato e ridimensionato) il
sapere produttivo.
In questo modo gli insegnanti riducono il loro ruolo di trasmettitori e controllori
e scoprono nuove prospettive didattiche divenendo modelli-guida del come acquisire
conoscenze, organizzatori di percorsi didattici e coordinatori di attività
e avviano un nuovo sistema di valutazione basato non più e soltanto
sulla quantità delle conoscenze possedute dall’alunno, ma sul
suo modo di interagire all’interno della comunità, sul suo processo
di apprendimento, sulla qualità delle conoscenze e sulle competenze
acquisite. Tiene inoltre di mira gli obiettivi da conseguire, evita naufragi
tra la molteplicità delle informazioni e attività e focalizza
l’attenzione degli studenti su momenti del processo particolarmente
significativi.
D’altro canto lo studente si sente parte attiva nella costruzione della
conoscenza in quanto è invitato a dare spiegazioni, commentare il proprio
lavoro e quello degli altri interagendo con tutti i membri della comunità
nella quale, in base alle sue conoscenze e competenze, assume di volta in
volta il ruolo di studente, insegnante ed esperto.”
(1) sociologo canadese, è stato uno dei più influenti critici della civiltà contemporanea. Con Gli strumenti del comunicare (1967) e La galassia di Gutenberg (1988) ha innovato radicalmente l’approccio allo studio dei mezzi di comunicazione di massa.
La ricerca in rete della classe III D: “Pace e prevenzione dei conflitti”
La classe ha indicato nella ricerca mirata le seguenti parole o espressioni:
Siti che contengano le seguenti parole:
solidarietà, bambini; prevenzione dei conflitti nel mondo; pace; pace,
guerra; guerra al terrorismo; pace nel mondo e bambini; pace oggi bambini.
Siti che contengano la seguente frase:
pace nel mondo; no alla guerra e al terrorismo; solidarietà, scuola.
Siti che non contengano le seguenti parole:
marce (per la pace), incontri; pacifismo, guerra; pacifismo; armistizi, trattati.
La ricerca in rete della classe III E (“Educazione allo sviluppo e
globalizzazione”)
La classe ha indicato nella ricerca mirata le seguenti parole o espressioni:
Siti che contengano le seguenti parole:
globalizzazione; paesi poveri; economia dello sviluppo; lavoro minorile;
Siti che contengano la seguente frase:
no global; bambini schiavi; lavoro nei paesi poveri; multinazionali;
Siti che non contengano le seguenti parole:
G 8; politica.
Usabilità dei siti - Alcune definizioni di usabilità
Lo standard ISO/IEC 9126 'Information technology - Software product evaluation - Quality characteristics and guidelines for their use' definisce l'usabilità come 'la capacità del software di essere compreso, appreso, usato e gradito dall’utente quando usato in determinate condizioni'.
Lo standard ISO 9241-11 'Ergonomic requirements for office work with visual display terminals - Guidance on usability', invece, definisce l'usabilità come 'il grado in cui un prodotto può essere usato da specifici utenti per raggiungere specifici obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d'uso'.
Jakob Nielsen, il 'guru' dell'usabilità del web, definisce l'usabilità
come la misura della qualità dell'esperienza dell'utente in interazione
con qualcosa, sia esso un sito web o un’applicazione software tradizionale
o qualsiasi altro strumento con il quale l'utente può operare. Secondo
Nielsen, un prodotto è usabile quando è facile da apprendere,
consente una efficienza di utilizzo, è facile da ricordare, permette
pochi errori di interazione e di bassa gravità, è piacevole
da usare.
In sintesi, quindi, per essere usabile, un prodotto deve:
· essere adeguato ai bisogni e alle aspettative degli specifici utenti
finali che lo usano in determinate condizioni;
· risultare facile da capire, da imparare, da usare, ed essere gradevole;
· consentire di eseguire le specifiche attività lavorative in
modo corretto, veloce e con soddisfazione.
L’usabilità dipende quindi dalle caratteristiche degli utenti,
dai loro bisogni dalle loro aspettative.
I criteri di valutazione delle due classi
Le due classi (terza media – tempo prolungato), separatamente, hanno
individuato i seguenti criteri oggettivi di valutazione di un sito:
· Descrizione dell’homepage
· Organizzazione generale
· Pertinenza al tema
· Ricchezza di informazioni
· Ipertestualità
· Multimedialità
· Data di creazione (del sito)
· Data di aggiornamento (delle pagine)
· Autori (sia dei contenuti che delle pagine web)
Sulla base di tali criteri le due classi hanno compilato le schede, sia dei siti proposti che di quelli sui quali hanno effettuato la ricerca mirata.
Nella tabella si sono messi a confronto i criteri individuati dalle due classi con quelli di esperti di valutazione della qualità del software didattico e le potenzialità didattiche, intese come l’insieme delle opportunità di apprendimento che possono essere valorizzate dal docente con un’attività di ricerca in rete:
| CRITERI DELLE CLASSI | CRITERI DI ESPERTI | POTENZIALITA’ DIDATTICHE |
Descrizione dell’homepage: impostazione, qualità grafica, ordine, organizzazione dello spazio, originalità, comprensibilità del contenuto, presenza di un motore di ricerca interno. |
Qualità tecnica: accessibilità, chiarezza d’uso.Qualità comunicativa: comprensibilità dell’interfaccia (facile da navigare, possibilità di orientarsi nella navigazione), qualità grafica. |
Strutturare l’attenzione dell’allievo così da permettere un livello di concentrazione sugli elementi di volta in volta considerati. |
Organizzazione generale: delle pagine del sito, accessibilità, presenza di: strumenti di navigazione, titoli nelle pagine, collegamenti logici. |
Qualità comunicativa: comprensibilità dell’interfaccia (facile da navigare, possibilità di orientarsi nella navigazione), qualità grafica. |
Cogliere l’essenziale e l’organizzazione concettuale dei contenuti.Potenziare forme di pensiero divergente e creativo.Attivare la riflessione metacognitiva.Ampliare il repertorio di strategie.Valutare criticamente gli elementi.Sviluppare il pensiero creativo. |
Pertinenza al tema: adeguatezza dei contenuti. |
Qualità critico-culturale: validità dei contenuti.Qualità didattica: adeguatezza dei contenuti. |
Promuovere la costruzione consapevole di conoscenze e significati.Sviluppare e potenziare abilità di comprensione e decodifica del messaggio. |
Ricchezza di informazioni: comprensibilità dei contenuti. |
Qualità critico-culturale: validità dei contenuti. |
Promuovere la costruzione consapevole di conoscenze e significati.Sviluppare e potenziare abilità di comprensione e decodifica del messaggio. |
Ipertestualità: come è organizzata l’informazione. |
Qualità strutturale: ipertestualità. |
Sviluppare una metodologia di esplorazione e di ricerca attiva promuovendo
il fascino della scoperta e la costruzione di percorsi individuali di
apprendimento.Consentire un accesso e un approfondimento personalizzato
alle informazioni sulla base degli stili di apprendimento. |
Multimedialità: utilizzo di più media con valor contenutistico. |
Qualità cognitiva: multimedialità, originalità e creatività. |
Esaminare, con i diversi linguaggi, un argomento da più punti di vistaPotenziare i raccordi interdisciplinari e favorire il pensiero associativo.Realizzare la continuità tra apprendimento scolastico ed extrascolastico.Potenziare le capacità di gestione di più informazioni simultaneamente.Alternare i canali sensoriali e le relative modalità di elaborazione delle informazioni. Sostenere i diversi stili cognitivi. |
In generale, è importante
· che la navigazione sia sostenuta da un compito dotato di significato,
che mantenga la motivazione degli studenti, ne incoraggi il coinvolgimento
e dia senso al loro esplorare, al ricercare dati;
· evitare che siano passivi recettori, sollecitarli ad agire, a prendere
decisioni, ad esplorare, a costruire e verificare ipotesi;
· indurli ad applicare quanto imparato a nuovi casi;
· lavorare sulla conoscenza e sulla consapevolezza: 1) dei vari step
dell’apprendimento: il riconoscimento delle fasi del lavoro, la pianificazione
delle procedure da attuare, la possibilità di orientarsi rispetto all’obiettivo;
2) del proprio comportamento e del proprio stile di apprendimento.
Alcune riflessioni a margine della navigazione con gli studenti e le studentesse delle due classi
Come tutti i lettori di Internet i ragazzi e le ragazze non leggono, esplorano, scorrono le pagine come una mappa. I loro occhi vanno su e giù alla ricerca di ciò che più interessa; colgono le parole chiave, per capire subito se troveranno ciò di cui hanno bisogno; e abbandonano all'istante se trovano testi lunghi e uniformi, con periodi contorti e senza ganci per l'attenzione.
Sono i titoli a colpirli, le immagini, i colori, le parole in grassetto; sono i link che catturano la loro attenzione e che li guidano nella lettura. I link possono parere, a prima vista, un fatto puramente meccanico. Invece è questo che fa del lettore il vero protagonista della comunicazione, attraverso i link egli può ricevere una grande quantità d'informazioni, imbattendosi in percorsi che può scegliere. Il lettore dunque coopera con l'autore alla realizzazione dell'ipertesto, che si crea proprio attraverso i tanti passaggi possibili. Tutta questa libertà può alla fine generare in lui un certo disorientamento: egli sa di essere in un punto dell'ipertesto, ma non sa precisamente dove, e non sa come arrivare su un altro punto che ritiene ci debba essere. Per questo, per esempio, i ragazzi e le ragazze chiedono di avere i titoli in cima alla nuova pagina: il timore di perdersi è “in agguato”.
Non solo. Sono attratti e tornano in un sito quando
1. ne percepiscono un'unità di significato coerente;
2. testo e grafica sono in armonia tra loro e vanno nella stessa direzione;
3. i testi sono brevi: la dimensione è quella di una schermata o poco
più;
4. i testi sono semplici: periodi brevi, poche subordinate, parole chiare;
5. i testi sono divisi in blocchi, divisi da una riga bianca;
6. i titoli sono brevi e significativi;
7. le parole chiave sono evidenziate;
8. i link sono interni ed esterni per dare la possibilità di approfondimento;
9. il linguaggio è colloquiale, non strettamente tecnico;
10. siano presenti indici e/o l’inizio di articoli con link diretti;
11. i caratteri siano chiari, non troppo piccoli.