
L′arte tessile caratterizza certamente la cultura del Guatemala. Considerata, almeno secondo i canoni di classificazione occidentali, un′arte minore, la tessitura è stata spesso paragonata, riferendosi a questo paese, alla pittura; non solo per il fatto che presso alcune popolazioni rappresenta uno dei principali veicoli di trasmissione delle forme e dei simboli tradizionali, ma anche per l′elevata qualità di alcuni manufatti che, indubbiamente, si prestano ad un′analisi estetica oltre che funzionale e tecnica. Abbiamo quindi selezionato un certo numero di manufatti provenienti dal Guatemala, proprio a partire dalle loro caratteristiche estetiche.
In Guatemala vivono circa 5 milioni di abitanti di origine indigena, su un totale di 8 milioni, distribuiti in almeno 20 gruppi linguistici diversi, discendenti dei popoli Maya. Nonostante le proporzioni, la popolazione indigena è poco rappresentata a livello politico, rispetto alle minoranze bianche e meticce. Le condizioni di vita degli indios sono state al centro di molte denunce internazionali e le popolazioni indigene hanno in genere sofferto una profonda discriminazione, che ha comportato (e comporta) non pochi problemi dal punto di vista della sopravvivenza. Eppure ci fu un tempo in cui fiorentissime civiltà si svilupparono in queste regioni: Maya ma anche Tolteche, Atzeche, per citare le principali. Ed è indubbio che i legittimi eredi di quelle civiltà siano proprio gli stessi popoli indigeni che oggi rischiano l′estinzione o almeno l′omologazione.
Abitualmente il Guatemala geografico viene suddiviso secondo la distinzione tra "terre alte" - ovvero quelle montuose, e "terre basse" - dove si estendono la foresta vergine e la pianura. Proprio nei villaggi a più forte concentrazione indigena si possono ancora trovare le migliori produzioni tessili, le più originali. Le forme tradizionali non derivano comunque dalla cultura Maya ma sono il frutto di contaminazioni e reinterpretazioni seguenti al periodo coloniale. È inoltre solo a partire dalla presenza dei conquistatori, che la distinzione tra indios, meticci e coloni assume un senso e che le distinzioni etniche diventano evidenti. Gli esperti ci dicono che le popolazioni indigene - prima della colonizzazione - indossavano essenzialmente vestiti di colore bianco e che il colore bianco era profondamente legato al cerimoniale religioso. Furono i colonizzatori a portare nelle Americhe le pecore, quindi la lana, il telaio meccanico e molte altre tecnologie connesse con la produzione tessile; e fu l′introduzione della lana di pecora a modificare profondamente l′abbigliamento, anche quello tradizionale. Le donne guatemalteche, fin dal periodo ′′precoloniale, hanno utilizzato dei semplici telai detti "a cintura", e coloranti naturali come l’anil (per l′indaco), la cocciniglia (per il rosso), il palo de mora (per il giallo). I vestiti che vengono utilizzati ancor oggi nelle campagne, soprattutto quelli femminili, non sono molto diversi da quelli dell′epoca coloniale. Le donne indossano l’huipil, una sorta di blusa, e il corte, una gonna spesso abbinata alla cintura. Nonostante siano diverse le aree di produzione della lana (e quindi dei tessuti), sono particolarmente apprezzati i manufatti dell′etnia Quiché, nell′area di massima concentrazione indigena che comprende Chichicastenango, Santa Cruz e Quetzaltenango. Si potrebbero fare lunghi discorsi sulla cultura tradizionale, ad esempio sulla sua capacità di evolvere e trasformarsi, quindi di modificarsi, pur mantenendo la propria integrità argomento questo che è stato spesso negato e ancora divide gli esperti. In realtà il processo di assorbimento dei contributi di altre culture - con cui anche la più chiusa comunità tradizionale viene a contatto - si configura come un lento procedimento di assimilazione, di appropriazione, che garantisce il mantenimento dell′identità iniziale.
Proprio per questo l′impatto devastante con i modelli culturali ed i valori della cultura contemporanea, sostanzialmente nordamericana, con il loro potere seduttivo, la promessa –raramente mantenuta - di un facile accesso a un futuro migliore e più ricco, il contenuto fortemente omologante dei suoi stereotipi e dei suoi valori, rischiano di disgregare il mondo tradizionale; una questione di forza, di grande impatto sulle giovani generazioni attratte dalla città ma soprattutto una questione di eccessiva rapidità: tutto troppo veloce per consentire una lenta assimilazione, un confronto, una scelta. Non deve quindi sorprendere che anche l′artigianato tradizionale, per quanto di qualità, si sia profondamente modificato.